Demagogia e politica sono la stessa faccia di una realtà ipocrita, perfida e vigliacca. Sembra che in psichiatria manchino solo gli operatori. I troppi fannulloni, approfittatori e incapaci presenti nell'ambiente non li vede nessuno, solo il numero maggiore conterebbe. Le professionalità no!! La scienza che non ha mai mosso un piede in avanti, non la si nota. Solo l'industria farmaceutica ha fatto sentire in ogni anfratto del sistema la sua forte ed influente presenza. Le strutture, esigue, spesso di tipo manicomiale. Degli sprechi inutile parlarne, tanto sono evidenti. I manicomi trasferiti, mai chiusi. I diritti del malato negati per legge e per abitudine consolidata non fanno storia. Il malato inconsapevole torna comodo che non si curi. Il mondo che lo circonda non conta. Il suo diritto alla salute è niente. Conta il suo libero arbitrio. Può possedere il porto d'armi. Ma se uccide, deve andare in carcere. Lì troverà le cure adatte al suo caso di infermo. Nessun legislatore, a causa della sua insipienza, lo raggiungerà. Il medico invece troverà il modo di uscirne. A lui, servo del sistema che lo mantiene e che nulla restituisce, è consentito quasi tutto. Nel caso di un timpano rotto certificherà: autolesionismo; di un occhio tumefatto: stropicciamento eccessivo dell'indice della mano; di sparizione in un anziano, malfermo sulle gambe, diventerà un'agile scavalcamento di recinzione metallica; di morte per mancato soccorso: lui non poteva o era fuori servizio alle sette della sera; di dimissione di un malato cronico grave dal sanitario: il carattere astioso della persona mal si confaceva con l'ambiente. Lui non rischia di incorrere nel giudizio di abbandono di malato grave, in quanto necessitante di attente cure. Il disagiato mentale non parla, non può parlare: è solo stordito dai medicinali, quindi non conta solo quando accusa.
Oggi qualcuno, più distante dalla poltrona, si accorge, incredibile a dirsi, dell'abbandono e della solitudine delle famiglie, stracariche di affanni. Il 90% dei malati, in un sistema del genere, voluto e cocciutamente difeso, non è curato. E' colpa degli investimenti limitati o delle risorse non pretese? Forse. Ma soprattutto dell'assoluta mancanza di responsabilità. Questo è ciò che maggiormente piace alle cornacchie strepitanti. Niente cartelle cliniche, niente responsabilità per l'uno, e niente diritti per l'altro (il paziente). Strutture psichiatriche esigui. Inaugurate con le fanfare, oggi capita che ospitino altri tipi di persone: gli psichici possono accomodarsi fuori (accade nella Repubblica del Lazio). I detrattori dell'impalcatura, io tra questi e con vanto, per la consapevolezza di essere in ottima compagnia, vengono accusati dagli adulatori di regime di voler riaprire i manicomi, sì proprio quelli che non sono stati mai chiusi, ma semplicemente trasferiti. Proprio quegli spazi su cui si è innescata da subito una requisizione per interessi pubblici, ma anche privati. Se si osa fare menzione ai morti ammazzati, viene risposto, come da trentennale tiritera, che il progresso vuole le sue vittime. Quelle degli altri, non le proprie. Di mezzo c'è l'interesse politico, economico e clientelare. Oggi certi signorotti dichiarano di avvertire l'accerchiamento della 180, che vorrebbero eternamente immodificabile. Quello che la gente comune pensa è che lo strepitio che inizia a montare porterà a qualcosa di pasticciato e di insignificante per la buona pace e affare loro e solo loro. Nella sostanza non cambia purtroppo nulla.
Cambiasse almeno per Luna Bianca, madre disperata di un figlio trentaquattrenne, proveniente dal campo militare della Bosnia. Ipocondriaco e stati d'ansia la sentenza psichiatrica dotta, saccente e inappellabile. I familiari si ribellano. Gli vomitano addosso altra condanna: staccare il cordone ombelicale dal figlio. Sei anni di neurolettici. Tutto sotto controllo: falso. Obesità: i ciechi non la notano. Diagnosi finale: stenosi di arteria cerebrale medio sin., ipertrofia prostatica, steatosi epatica su base tossica da accumulo di elementi metallici: carbonio, ferro, stagno, nickel, cobalto, titanio, cromo. Il malato immaginario ora, per merito dei congiunti, è malato vero, secondo la scienza. E per lo Stato? Il professionista di circostanza rimane comunque riverito e al suo posto. Per sei anni il nostro ragazzo, sotto sedativi, è stato descritto come tranquillo e in miglioramento. Gli arruffapopoli vogliono coscientemente l'immobilismo, quello proprio dei vinti, non di chi intende misurarsi sempre.
segretariofisam(at)sospsiche.it