Un lavoratore, durante gli anni di servizio, si ammala come può capitare a chiunque e, a seguito di questa infausta circostanza, presto dovrà lasciare l'occupazione, perché così sta scritto. La sorella Maria non accetta passivamente l'evenienza e comincia a bussare ad ogni porta, nella speranza di sensibilizzare quanti, pensa in cuor suo, possano esserle di aiuto. Le associazioni DI.A.PSI e ARAP hanno accolto l'angosciato appello e ora, insieme alla FISAM tutta (Unione di Associazioni), ne tentano la divulgazione, perché, tra l'altro, è problematica di interesse generalizzato.
Scrive in sintesi Maria sul forum Rai: "Vivo, come tanti altri, l'inferno della malattia mentale di Massimo con tutte le conseguenze che ogni famiglia di questi malati deve accollarsi e gli infiniti difficilissimi problemi da affrontare quotidianamente....La legge 68/1999 determina l'assunzione obbligatoria, da parte delle aziende, dei disabili psichici, ma di fatto ciò non avviene. Pur essendo una legge che prevede agevolazioni, finanziate dai vari Fondi regionali, per le stesse aziende, come la fiscalizzazione dei contributi assistenziali e previdenziali del disabile, il rimborso forfettario delle spese necessarie per la trasformazione del posto di lavoro e adeguarlo alla capacità del disabile, la predisposizione di tecnologie di telelavoro e ogni altra provvidenza in attuazione delle finalità di tale legge, tuttavia la stessa non viene attuata, o peggio, aggirata dalle imprese, preferendo pagare le multe prescritte, dal momento che sono di entità risibili.
Nessuno ha mai pensato o voluto pensare di estendere i medesimi benefici e le agevolazioni anche a chi è già assunto e si è ammalato. Come nessuno veramente crede, se non sulla carta, e forse neanche su quella, che il malato mentale è pure una persona, con i diritti di tutti e con bisogni grandissimi, in quanto debole ed emarginato....Non esiste per costui cassa integrazione, esodazione, prepensionamento od altro.
I testi di psichiatria sottolineano il valore riabilitativo del lavoro, da perseguire per il reinserimento sociale. Un malato, ad esempio Massimo, non solo non potrà continuare a dedicarsi a ciò per cui si è laureato e specializzato,con molta fatica e lunga competenza, ma sarà per di più espulso, come pesantemente "indesiderato", dall'ambito lavorativo, così come è già stato espulso ed allontanato da ogni relazione umana, perché simili malati sono di fatto rigettati da questa società e mentalità ferocemente efficientista. C'è da meravigliarsi se i malati psichici restano tali,o peggiorano, continuando ad essere respinti da tutti, privati del rispetto dovuto e della capacità di difesa?
Sono uscita per un momento dal pesante e opprimente silenzio a cui sono costrette le famiglie dei malati mentali, dalla fatica quotidiana della convivenza con la patologia, dal dolore e dalla rabbia che sfiniscono, solo per dare a Massimo, e ai tanti come lui, la voce che gli manca, almeno per ora, ma non ho molta fiducia che accada qualcosa e neanche di essere ascoltata".
Maria
Per addolcire il pessimismo finale di Maria, l'organizzazione FISAM chiede ai volenterosi, ma anche alle famiglie, che dovrebbero sentirsi parte in causa, di collegarsi al sito Rai, registrarsi e digitare un breve messaggio, per dare forza alla discussione, aperta da lei. Sarebbe molto importante.
http://www.forum.rai.it.php?act=SF&f=141 - sfogliare le pagine per trovare il seguente titolo : Il malato mentale ha diritto solo al licenziamento! Autore : Maria Annasi del 11/11/2008