Per par condicio oltre Atlantico con scalo a Buenos Aires. “Sottosopra: l’aereo dei matti”. Non si compilano le cartelle cliniche nelle strutture protette, probabilmente per non annotare la parola “follia”, ma sulle barche, sui treni e in aereo, tutto è ammissibile e possibile. Semplici stranezze. 239 persone che andranno a dire ai cittadini di quella grande, civile, orgogliosa e fraterna nazione che l’Italia è “l’unico paese al mondo a non avere più manicomi”. La politica dell’assurdo soleva sottolineare, tempo addietro, che il consorzio umano, dopo il pellegrinaggio in Italia, aveva compreso e apprezzato quanto realizzato nel settore della psichiatria, ma pare che nessuno ad oggi ne abbia adottato il modello. Forse perché mal gestito e, peggio ancora, perché solo in minima parte attuato? Interrogativi a cui si preferisce sorvolare. Quale genere di propellente ha spinto i vari promotori a muovere crociate di presunta sensibilizzazione, prima di tutto verso paesi tanto lontani e poi perché proprio verso certuni, quando tutti o quasi dedicano scarsa rilevanza alla medesima problematica, imbevuta unicamente di chiacchiere, medicine e fantasiose soluzioni? Testimonial saranno pure “dei delegati di Inghilterra, Francia e Spagna”. A casa loro esiste la stessa situazione che altrove, tuttavia s’imbarcano, tronfi di saccenza, per educare l’Argentina. Grottesco. Il tutto sarebbe pienamente condivisibile se al nostro interno avessimo raggiunto alte vette di assistenza, ma soprattutto sistemi di cura efficaci.
Ma non è così come avanti si dimostrerà. Date le premesse possono apparire, a mio giudizio, non infondate le presupposte strategie di una espansione delle quote di mercato del farmaco. Forse, anzi senza forse, una lotta strenua, determinata e autonoma con destinazione i Capi di Stato delle maggiori potenze economiche del mondo, sarebbe qualcosa di auspicabile e di altissimo contenuto morale, perché, fin tanto che si rimarrà confinati nel pressappochismo ideologico, a prevalere sarà sempre e solo l’affare ed a soccombere la disperazione.
La trasvolata sarebbe in parte finanziata dal Ministero delle Pari Opportunità, che rischierebbe, suo malgrado, di caricarsi anche delle probabili rimostranze di parte dell’opinione pubblica, in quanto l’attendibilità delle argomentazioni dei turisti-ambasciatori è giocoforza molto limitata. E’ vero che gli edifici manicomiali sono stati chiusi, ma non è stato demolito invece il concetto manicomiale, trasferito altrove. Se quanto preannunciato è fondato, all’attuale Ministro, on. M. R. Carfagna, vengono concesse, per l’inesperienza, delle generiche attenuanti. A motivo di ciò si precisa che:
a) opportuno sarebbe che si ammettesse pubblicamente, senza reticenze, i nostri 5.000.000 di malati di mente gravi, non curati;
b) esistono dei servizi territoriali frequentati, si fa per dire, da soli 500.000 utenti;
c) l’abbondante assunzione di medicinali, qui da noi come altrove, tende a cronicizzare, tuttalpiù a stabilizzare;
d) la prevenzione nell’età giovanile è praticamente inesistente. La soluzione adottata per i bambini è Prozac, Ritalin e Strattera;
e) i finanziamenti sono regrediti al 3% contro il 10-12% di alcuni paesi europei;
f) le strutture psichiatriche, comprese quelle ad alta protezione, rappresentano un infinitesimo dei bisogni reali
g) il “dopo di noi” è un aspetto mai considerato all’atto pratico;
h) capita di notare strutture, cosiddette alternative ai manicomi, ospitanti malati psichici di diverse patologie, di differenti età, con doppia diagnosi, tossicodipendenti e persino normali reclusi ed anziani, appunto come i vecchi vituperati impianti;
i) capita ad un CSM di negare il soccorso o un aiuto ad una depressa bipolare che vive rinchiusa in casa da almeno un anno con 12 gatti, tra la sporcizia facilmente immaginabile, l’igiene della persona trascurata al massimo ed un peso corporeo da campo di concentramento. Il medico del 118 l’ha reputata lucida di intelletto (infatti non assume medicinali), quindi libera di distruggere se stessa e i familiari angosciati;
l) si constata poi che le patologie della popolazione carceraria, dall’Aprile 2004 al Settembre 2005, era pure composta da 20.958 individui portatori di differenti gradi di malattie psichiatriche;
m) per necessità unilaterali si cambiano impunemente e non infrequentemente le diagnosi: da schizofrenico cronico a residuale, da paziente psichiatrico ad anziano e viceversa;
n) nell’anno 2006 agli atti di un procedimento penale di una Procura della Repubblica, riguardo ad un malato grave, si legge: “Il C. ha sviluppato un carattere ed una personalità particolarmente vischiosa. Il 13/2/2002 è stato trasferito, su indicazione del sottoscritto (medico), in una struttura di tipo sociale. Detta iniziativa fu intrapresa perché la sua presenza stava diventando invasiva nei confronti degli altri ospiti della comunità e degli operatori”;
o) la morale è: volontà di scaricarlo in strutture socio assistenziali con personale ridotto, non formato, non competente nel campo psichiatrico e dai costi decisamente inferiori per l’Istituzione, magari pure per il forzato concorso alle spese del malato stesso. Per dichiarazione medica non è più malato, diventa sano dall’oggi al domani, perde quindi il suo status di infermo che obbligava il medico a curarlo, diventa un residuale sociosanitario, per bene che gli vada;
p) in un rilevamento statistico relativamente ai suicidi, effettuato sulla base di tale logica, l’Italia si posiziona, addirittura al penultimo posto di una graduatoria redatta nel 2002 dalla Commissione delle Comunità Europee;
q) tale riconoscimento, ancora attuale, ha indotto l’ex Ministro della Salute a manifestare generalizzata soddisfazione per l’andamento generale;
r) capita, come è capitato, ad un degente anziano di una struttura sanitaria, di morire per due ulcere, in assenza di tempestivo soccorso e dei preventivi ed opportuni esami diagnostici, come da raccomandazione delle stesse case farmaceutiche.
Quanto evidenziato rappresenta un modesto spaccato della quotidianità assistenziale nostrana, che scorre davanti ai nostri occhi, che ci viene riportata e testimoniata. Vorremmo che lo scempio affaristico- clientelare avesse termine.
segretariofisam(at)sospsiche.it