È da sperare che questa volta la montagna non partorisca il solito topolino, giacché, a tutt’oggi, le cause della malattia sono ancora sconosciute e non esiste una cura definitivamente risolutiva.
Tuttavia, desta curiosità che solo sul finire della loro brillante e ben retribuita carriera – condita di una retorica auto-celebrativa e dall’esaltazione incondizionata della personalità di Basaglia − i responsabili della sanità e della psichiatria triestina abbiano preso una iniziativa di così vasta portata.
Ma venendo alla situazione italiana “dove alla legge Basaglia non ha fatto seguito un’adeguata organizzazione sanitaria omogenea su tutto il territorio”, si sostiene che essa non è applicata in tutto il paese. Per esperienza diretta, posso dire che se anche lo fosse stata i risultati sarebbero identici a quelli di Trieste, cioè molto, molto modesti.
Rispolverando i miei ricordi di più di trent’anni fa, mi ritorna in mente che il dott. Basaglia e il dott. Jervis discutevano sul come riformare la psichiatria italiana. L’impronta politica del primo, che non era per niente condivisa da Jervis , provocò tra i due una rottura definitiva. Penso che se il senso di realismo, di buon senso, di profonda cultura, di intelligenza e di maturità, posseduti dal dott. Jervis, avessero prevalso, avremmo avuto una riforma effettivamente moderna; non l’attuale “legge Basaglia”, cioè una specie di “cornice” rimasta incompiuta. I buoni propositi di dare salute e vita dignitosa ai malati sono rimasti solo pie intenzioni, i quali vengono al massimo sedati con psicofarmaci e curati con sporadici colloqui terapeutici; destinati, quindi, ad un’esistenza misera e solitaria.
La nostra organizzazione da anni rivendica - servizi domiciliari con programmi personalizzati di cura, assistenza e riabilitazione; - il potenziamento della ricerca scientifica; - la prevenzione; - un finanziamento allineato ai Paesi più evoluti dell’Unione Europea; - un Trattamento Sanitario Obbligatorio che corrisponda alle reali problematiche del paziente, escludendo abusi strumentali ed intimidatori; - l’avviamento al lavoro, attraverso il collocamento mirato (legge 68/99, art. 11, p. 2); - il riconoscimento dei contributi ai fini pensionistici delle "Borse Lavoro"; - pensioni di invalidità adeguate per gli inabili al lavoro; - un sostegno concreto, anche economico, al nucleo familiare del disabile che vive in famiglia; - un alleggerimento fiscale alla famiglia del malato che vive, sì da solo, ma con il sostegno finanziario della famiglia; - la costituzione dell’Osservatorio regionale sulla psichiatria; - una corretta informazione sulla sofferenza psichica, con l’obiettivo di superare il pregiudizio e lo stigma imperanti; - risposte precise sul “dopo di noi” che tanto angoscia le famiglie dei malati di mente.
L’Arap, con la sua esperienza acquisita in tanti anni di attività e di ascolto, si batterà perché il suo programma venga recepito nella legge, per dare finalmente un contenuto accettabile alla “cornice” votata trent’anni fa, e, malgrado la martellante propaganda, rimasta sempre semivuota.
Bruna Cerni, presidente dell’Arap-FVG
ARAP AUTONOMA-FVG
(Associazione Autonoma per la Riforma dell’Assistenza Psichiatrica del FVG)
Salita Contovello 77, cap 34136, Trieste, tel 040 410055; codice fiscale 90109920323
Trieste, 26 gennaio 2010