L'ARAP di Trieste, assieme alla consorella ADDP di Trieste e ad altre 33 associazioni di familiari di altre province del nostro Paese, ha chiesto da tempo che la legge sia rivisitata ed integrata con i seguenti punti:
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strutture diversificate a seconda della gravità del disturbo, sistemate in luoghi decenti, ben arredate, umanamente accoglienti, e pulite;
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leggi nazionali e regionali sulla psichiatria, che prevedano tempi certi di intervento, responsabilità precise e ben definite, nonché sanzioni amministrative e penali per gli inadempienti;
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forme di finanziamento allineate ai Paesi più evoluti dell'Unione Europea;
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il miglioramento dell'organizzazione dei servizi integrati di salute mentale;
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l'attivazione di servizi domiciliari, con programmi personalizzati di cura, d'assistenza, di riabilitazione e di sostegno;
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corsi di preparazione professionale specifica e responsabilità precise per gli addetti ai lavori;
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alloggi in comunità e, per coloro che sono in grado di vivere da soli, anche singoli, forniti dalle Aziende Territoriali per l'Edilizia Residenziale;
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servizi di pronto intervento psichiatrico, in grado di dare risposte efficaci e tempestive nei momenti di crisi e di emergenza;
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la revisione dei concetti medico-legali, relativi al Trattamento Sanitario Obbligatorio, in maniera che corrispondano maggiormente alla dignità ed alle reali problematiche del paziente; tali trattamenti nei casi in cui è necessario, devono avere una durata che consenta una diagnosi ed una cura adeguate alla gravità della malattia;
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un rapporto continuo e responsabile tra operatori, pazienti e familiari, in modo da assicurare le necessarie cure anche a quei malati, spesso i più gravi, che le rifiutano;
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l'accesso, per tutti, ai farmaci più efficaci;
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l'avviamento al lavoro, attraverso il Collocamento obbligatorio mirato, come previsto dalla legge 68/99;
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la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, previsto dalla legge 328/2000;
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una pensione di invalidità adeguata per gli inabili al lavoro e la reversibilità della pensione alla morte dei genitori per coloro che a causa della malattia non siano riusciti ad acquisire il diritto ad una pensione autosufficiente;
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un sostegno concreto, anche economico, ai nuclei familiari rispetto al carico gestionale e psicologico del disabile psichico che vive in famiglia;
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la costituzione dell'Osservatorio regionale sulla psichiatria;
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una corretta informazione sulla disabilità psichica, con l'obiettivo di superare il pregiudizio e lo stigma sulla malattia mentale;
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il potenziamento della ricerca scientifica sulla psichiatria.